PORTAFORTUNA

OSCILLA (OSCILLUM)

Sono  genericamente piccole sculture a forma di testa,  figurine, maschere e dischi votivi che venivano appese come dono votivo alle fronde degli alberi o in occasione di alcune feste, in particolare in onore al dio Bacco.  In seguito vennero poste all’interno delle case sospendendole agli architravi dei portici e negli alberi dei giardini in un rituale in origine sacro  e magico propiziatorio di  fertilità e quindi come arredo di lusso del giardino delle domus romane.

Poiché gli OSCILLUM (diminutivo del termine latino osculum, a sua volta derivato da os, per «volto») oscillavano al vento, dal nome dell’oggetto è derivato il verbo latino oscillare, dal quale deriva il corrispondente italiano.

L’idea che qualcosa di altalenante servisse come scongiuro della cattiva sorte, auspicio beneaugurale, o come gesto di purificazione, che  troviamo che nel  rito romano  degli oscillum  era ritenuta presente nel mondo italico fin da epoca molto antica, si deduce anche da Macrobio che gli  oscilla  sono oggetti  fittili che nella Roma primitiva i Pelasgi iniziarono ad offrire a Dite al posto di teste umane, mentre per Saturno si cominciò ad accendere ceri anziché immolare uomini; si ritrova altresi nei dischetti votivi, pesi circolari o maschere,  con foro per essere appesi, magno-greci, diffusi dall’età arcaica all’età ellenistica in contesti sia abitativi che funerari , alcuni dei quali ritrovati nell’area archeologica di Metaponto ed ancora nelle culture mesopotamiche del III millennio AC

Ancora oggi troviamo l’uso nelle Gher  della Mongolia di sospendere all’interno ninnoli con valenza sacra e rituale costituiti da vari soggetti come aquilotti imbalsamati ad ali aperte, feticci di corno etc